Barbero e cosa va fact-checkato
Mettiamoci d'accordo, perché se no facciamo davvero casino
In un suo video, lo storico Alessandro Barbero ha spiegato i motivi per cui voterà no al referendum sulla cosiddetta riforma della giustizia del 22 e 23 marzo 2026.
La visibilità di questo video è stata ridotta su Instagram e Facebook, su segnalazione di Open, che fa parte del programma di fact-checking di Meta.
Il video di Barbero, però, non è una spiegazione tecnica o giuridica della riforma. Lo storico fa una propria analisi delle possibili conseguenze della riforma e fa le sue valutazioni personali.
Secondo Open, però, il video trae in inganno perché insinua un ruolo del governo non previsto dalla riforma. Però, Barbero, che premette di essere di sinistra, propone una sua opinione. E dice che, secondo lui, la riforma porta alla
”distruzione del consiglio superiore della magistratura così come era stato voluto dall’assemblea costituente”
Dopo aver fatto un excursus storico sulla situazione durante il regime fascista e sul perché fu creato il Consiglio Superiore della Magistratura dice, fra l’altro:
”A me però, a me, a molti, sembra che un CSM, anzi due, anzi tre organismi dove i membri magistrati sono tirati a sorte mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, mi sembra che questi organismi saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore, dove di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni. Ora, naturalmente chi è favorevole alla riforma può benissimo dire, come infatti molti dicono, che va bene così, è proprio questo che vogliamo, uno stato moderno ed efficiente deve funzionare così. Io la penso diversamente e per questo voterò no e alla fine ho deciso che poteva aver senso che provassi a spiegare pubblicamente le ragioni per cui lo farò”.
”Mi sembra”. “Io la penso diversamente”.
Dovrebbe bastare per farci venire il dubbio che forse questo discorso andrebbe trattato per quel che è: la spiegazione di un’opinione politica e le ragioni di una scelta politica. Eppure il fact-checking di Open si concentra sulla frase “mentre il governo continua a scegliere”, che, presa da sola e decontestualizzata, appare come un’inesattezza.
Poco prima, infatti, Barbero dice testualmente:
"...per un terzo da professori di giurisprudenza e avvocati di grande esperienza, i cosiddetti membri laici, eletti dal Parlamento”.
Come spiega Roberta Covelli su Fanpage, “La lettura di Open, concentrata sul piano letterale, trascurando le implicazioni pratiche, riduce l’argomentazione dello storico a un errore formale, mentre in realtà evidenzia un cambiamento concreto nella dinamica di autogoverno dei magistrati”. Non solo. “È vero”, prosegue Covelli, “che, né nel CSM attuale né in quelli previsti dalla riforma, il governo sceglie direttamente i membri laici. Tuttavia, leggere la frase di Barbero come un errore formale significa ignorare il contesto: all’inizio del suo intervento, lo storico ricorda che sotto il fascismo “era il ministro, cioè il governo, cioè la politica che sorvegliava la magistratura e che nel caso la sanzionava”. L’accostamento dei tre termini (ministro, governo, politica) è una figura retorica, detta endiadi, utilizzata per unificare i tre concetti come sinonimi di nomina politica, evidenziando la persistenza del peso politico nel sistema. Separare le frasi dal contesto e valutare ciascun enunciato come se fosse un asserto giuridico isolato porta quindi a una lettura incompleta e fuorviante: Barbero non sta affermando una novità normativa, ma interpreta effetti politici e dinamiche di potere”.
Anche altri progetti di fact-checking si sono occupati del video.
“Barbero”, scrivono nelle loro conclusioni su Pagella Politica, “descrive correttamente molte caratteristiche del sistema attuale e della riforma, ma le conclusioni più allarmistiche, sul ritorno a un controllo politico della giustizia simile a quello di uno Stato autoritario, rientrano nel campo delle opinioni politiche e delle previsioni sugli effetti futuri della riforma, non in quello dei fatti verificabili oggi”.
Pagella Politica ha anche aggiunto un disclaimer al proprio articolo, precisando di non aver nulla a che fare con la riduzione della visibilità del video sulle piattaforme Meta.
Eccolo qui.
Cosa manca nel pezzo di Open?
Il grande assente nell’analisi di Open è il concetto di peso relativo. Barbero sostiene che se i magistrati sono estratti a sorte (perdendo il coordinamento delle “correnti”), mentre i laici rimangono espressione di liste politiche votate dal Parlamento (e quindi dai partiti), l’equilibrio interno al CSM si sposta a favore della politica.
Dire che il peso della politica (e dunque del governo) aumenta non è una menzogna se si considera che la politica resta “organizzata” mentre la magistratura viene “disorganizzata” per legge. È una deduzione logica (con esito potenzialmente incerto, ma assolutamente legittima). È una tesi politica legittima, condivisibile o meno, ma perfettamente logica. Trattarla come una fake news perché Barbero ha usato “Governo” invece di “Maggioranza parlamentare” è un esercizio di pedanteria che finisce solo per giustificare una censura algoritmica immotivata.
Tutti i problemi del fact-checking
Come ho già provato ad argomentare qui (in breve: a causa di un’errata segnalazione di un progetto di fact-checking spagnolo, un mio intervento che dimostrava che una foto è stato segnalato come fake 🤯), il fact-checking ha già i suoi problemi.
Qui se ne aggiunge un altro, molto serio, che riguarda il metodo della verifica e l’oggetto della verifica.
Il giornalismo verifica i fatti verificabili. La spiegazione tecnica di un testo di legge, per esempio, è verificabile. Le possibili conseguenze della riforma sono ipotesi che si possono, al massimo, confrontare con altre interpretazioni.
Non si può sottoporre a fact-checking una persona che spiega le sue ragioni per una scelta politica. Non si può dissezionare un discorso e analizzarlo come se ogni frase fosse un’affermazione tecnica a sé stante a cui attribuire uno statuto di verità o falsità, ignorando il contesto e quel che viene prima.
Se il giornalismo diventa la caccia all'errore di battuta in un discorso di filosofia politica, sembra che stiamo cercando scuse per silenziare il dissenso.
Il giornalismo e il fact-checking non sono gli arbitri della verità.
Il metodo della verifica non porta a verità scolpite sulla pietra.
Se avalliamo l’oscuramento e la riduzione della visibilità di un video di opinione politica, come giornaliste e giornalisti, commettiamo l’ennesimo errore che ci sarà fatale, a lungo termine, rispetto al rapporto di fiducia che abbiamo bisogno di costruire con il nostro pubblico, con le persone. Un rapporto già fortemente compromesso da più di un decennio, come ci dicono i dati (Edelman Trust Barometer, 2025).
Il giornalismo di verifica, quando si lega a doppio filo con le piattaforme private, rischia di diventare uno strumento di censura per ripulire il dibattito pubblico dalle opinioni troppo “allarmistiche” o radicali.
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