in generale mi trovi d'accordo sull'impianto di usare questa tecnologia come mezzo ma trovo in questa analisi due gradi omissioni.
La prima: se le aziende e le persone pensano che questa tecnologia sia "miracolosa" è perché CEO, media e influencer lo ripetono da anni. Quindi le aspettative alte e l'uso improprio viene da lì. Scaricare sul lavoratore mi sembra eccessivamente colpevolizzante.
L'altra considerazione assente è il ruolo accentrante e imperialista che stanno assumendo le aziende dietro questa tecnologia. Non solo è una tecnologia che è in mano a poche potentissime persone ma il loro modo di muoversi è spregiudicato e, a mio avviso, pericoloso. Non credo sia corretto liquidare posizioni critiche verso la gestione di questa tecnologia.
Brian Merchant, Gary Marcus, Karen Hao e tanti altri mi sembrano indirizzati a criticare la gestione e i poteri che si sono creati dietro l'hai invece che la tecnologia stessa.
Credo che quello che dici sia sostanzialmente corretto ma non prendere in considerazione questi aspetti enormi rischia di togliere un grosso pezzo della conversazione.
Ciao Enrico, grazie per le considerazioni: non ho aggiunto queste parti critiche perché rischiavano di spostare di molto il fuoco del pezzo, che per me era e voleva essere solo concentrato sul concetto di "slop" come intrinseco alle AI.
Non scarico sul lavoratore (figuriamoci, il singolo lavoratore subisce), ma i decisori grandi aziende che per l'ennesima volta sono cascati nell'hype hanno grosse responsabilità.
Il ruolo accentrante e imperialista è un enorme problema e infatti la mia posizione radicale è che queste tecnologie dovrebbero essere gratuite, aperte, riusabili, open nell'accezione più ampia possibile. Cosa che purtroppo i critici che conosco dicono molto raramente, perché prevale l'odio a prescindere per queste tecnologie.
Sono sempre molto interessanti le tue riflessioni, Alberto. Io l’AI cerco di usarla con responsabilità, mi confronto con “lei” facendo domande riflessive (beh, sono una di quelle che accarezzano le piante), come se parlassi a una assistente reale. Rileggo, controllo, verifico incrociando le fonti. Sostanzialmente le chiedo di mettere in ordine i miei pensieri, il mio lavoro, la mia creatività. Ammetto di essere al livello 3 dell’utilizzo e della conoscenza e che ho molto da esplorare. Però ho paura, lo ammetto. Paura di tutto questo sovraccarico di input e vomitate di output, di prestazioni che ti sfidano a fare, a dare, a dimostrare. Ho paura dell’interferenza della AI in ogni strumento che utilizziamo (ogni giorno ricevo una notifica che mi suggerisce di utilizzare l’AI) Che ne sarà di noi umani quando tu prenderai il sopravvento? Ho chiesto a Chatgpt. «Non “voglio” dominare il mondo» , mi ha risposto. «I rischi nascono invece da come le persone, le aziende o gli Stati usano la tecnologia. La storia è ancora tutta da scrivere — e gli esseri umani decidono molte delle regole del gioco» . Ecco. Ancora una volta mi ha fatto riflettere: in realtà ho paura degli esseri umani.
Ecco, sì. Anch'io ho paura degli esseri umani. Siamo noi che sovrapproduciamo, che sovraccarichiamo di input e pretendiamo vomitate di output, siamo noi che sfidiamo a fare, a dare a dimostrare.
in generale mi trovi d'accordo sull'impianto di usare questa tecnologia come mezzo ma trovo in questa analisi due gradi omissioni.
La prima: se le aziende e le persone pensano che questa tecnologia sia "miracolosa" è perché CEO, media e influencer lo ripetono da anni. Quindi le aspettative alte e l'uso improprio viene da lì. Scaricare sul lavoratore mi sembra eccessivamente colpevolizzante.
L'altra considerazione assente è il ruolo accentrante e imperialista che stanno assumendo le aziende dietro questa tecnologia. Non solo è una tecnologia che è in mano a poche potentissime persone ma il loro modo di muoversi è spregiudicato e, a mio avviso, pericoloso. Non credo sia corretto liquidare posizioni critiche verso la gestione di questa tecnologia.
Brian Merchant, Gary Marcus, Karen Hao e tanti altri mi sembrano indirizzati a criticare la gestione e i poteri che si sono creati dietro l'hai invece che la tecnologia stessa.
Credo che quello che dici sia sostanzialmente corretto ma non prendere in considerazione questi aspetti enormi rischia di togliere un grosso pezzo della conversazione.
Ciao Enrico, grazie per le considerazioni: non ho aggiunto queste parti critiche perché rischiavano di spostare di molto il fuoco del pezzo, che per me era e voleva essere solo concentrato sul concetto di "slop" come intrinseco alle AI.
Non scarico sul lavoratore (figuriamoci, il singolo lavoratore subisce), ma i decisori grandi aziende che per l'ennesima volta sono cascati nell'hype hanno grosse responsabilità.
Il ruolo accentrante e imperialista è un enorme problema e infatti la mia posizione radicale è che queste tecnologie dovrebbero essere gratuite, aperte, riusabili, open nell'accezione più ampia possibile. Cosa che purtroppo i critici che conosco dicono molto raramente, perché prevale l'odio a prescindere per queste tecnologie.
Ho adorato.
sono contento di essere uno di voi, come lettore e sostenitore. quando mi capita faccio proselitismo in vostro fsvore
trovo interessante La Revue, Slow News, e altre pubblicazioni
vorrei avere più tempo da dedicarti. quando posso leggo le pubblicazioni
Grazie, ad imparare c'è sempre tempo se si vuole
Grazie Alberto, riflessioni interessanti
Sono sempre molto interessanti le tue riflessioni, Alberto. Io l’AI cerco di usarla con responsabilità, mi confronto con “lei” facendo domande riflessive (beh, sono una di quelle che accarezzano le piante), come se parlassi a una assistente reale. Rileggo, controllo, verifico incrociando le fonti. Sostanzialmente le chiedo di mettere in ordine i miei pensieri, il mio lavoro, la mia creatività. Ammetto di essere al livello 3 dell’utilizzo e della conoscenza e che ho molto da esplorare. Però ho paura, lo ammetto. Paura di tutto questo sovraccarico di input e vomitate di output, di prestazioni che ti sfidano a fare, a dare, a dimostrare. Ho paura dell’interferenza della AI in ogni strumento che utilizziamo (ogni giorno ricevo una notifica che mi suggerisce di utilizzare l’AI) Che ne sarà di noi umani quando tu prenderai il sopravvento? Ho chiesto a Chatgpt. «Non “voglio” dominare il mondo» , mi ha risposto. «I rischi nascono invece da come le persone, le aziende o gli Stati usano la tecnologia. La storia è ancora tutta da scrivere — e gli esseri umani decidono molte delle regole del gioco» . Ecco. Ancora una volta mi ha fatto riflettere: in realtà ho paura degli esseri umani.
Ecco, sì. Anch'io ho paura degli esseri umani. Siamo noi che sovrapproduciamo, che sovraccarichiamo di input e pretendiamo vomitate di output, siamo noi che sfidiamo a fare, a dare a dimostrare.